In questo blog trovo per l’ennesima volta il quesito di cui al titolo.

La mia risposta:

Dire che Gesù è stato il primo comunista equivale sostanzialmente a dire che la supercazzola prematurata è virgolata a lemme di antani, con scappellamento a destra.

Chiarito il tono della frase, Gesù disse “A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”. Quindi per prima cosa riconobbe la necessità contingente di sottostare alle leggi degli uomini, in terra, ma prima a quelle di Dio.
In secondo luogo: Gesù era un rabbi, un maestro della legge. Esperto di quanto c’è nel Vecchio Testamento, non ha mai tuonato contro la proprietà privata, piuttosto contro l’attaccamento alla ricchezza.
Non ha mai detto “i ricchi non entreranno mai” ma “è più facile che passi un cammello per la cruna di un ago, che entri un ricco nei cieli” perché un ricco difficilmente vende quel che ha, da il ricavato ai poveri e segue Cristo. Non impossibile, dunque, solo molto difficile - e in effetti abbiamo degli esempi di ricchi che così han fatto, non ultimo Giuseppe Moscati.
A Gesù non interessava la rivoluzione! Tant’è che chi lo credeva un capopopolo ne fu deluso, e gli preferì Barabba nel famoso “referendum” di Pilato.

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