Io continuo a non capire.
Marzo 16th, 2008A seguito di questo articolo, ho postato il commento che segue, che ha avuto anche immediata risposta da parte della giornalista che l’ha scritto e di alcune lettrici, e alla quali ho anche replicato. Riporto qui per comodità mia:
(#) Quello che disse Massimo Petrossi
Domenica 16 Marzo 2008 alle 20:01
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Io continuo a non capire.
Mi sforzo, ma non ci riesco.
Non riesco a capire perché una persona non deve farsi carico delle proprie responsabilità, mi dispiace ma non ci riesco.
Caspita! Io se sbaglio pago, e spesso pago salato.
Quando invece uso la testa per ragionare anziché per separare le orecchie (come mi dicevano quando ero adolescente), allora son sicuro di farmi carico di tutte le conseguenze del mio agire.
Si parla sempre di aborto e non di interruzione volontaria di gravidanza, perché così si può facilmente sorvolare sulla vita che cresce nel ventre materno. Perché così ci si può cullare nell’illusione che quell’essere umano che nasce e cresce e poi viene alla luce non sia altro che un peduncoletto, un brufoletto sulle pareti dell’utero, che una mano di topexan e via! sparito il brufoletto, pronti come prima!
MA…
Ma se io mangio alimenti che mi producono pelle grassa, sono oggi nell’impossibilità di non sapere che con ogni probabilità mi verranno i brufoli.
E credo che oggi come oggi non ci sia persona in Italia che possa dire in tutta sincerità che non sa che facendo sesso si va sempre incontro alla possibilità di una gravidanza.
E allora, mi dispiace, ma continuo a non capire tutte queste donne che devono abortire per non perdere il lavoro.
Mi dispiace, non le capisco, fatemelo capire voi.
Io non capisco come non si faccia caso alle conseguenze del proprio agire. Non capisco come una donna possa crescere un figlio di 7 anni, trovarsi incinta di un compagno che si volatilizza e quindi dovere abortire.
E non lo capisco perché persone vicinissime a me si sono trovate proprio in quella situazione, MA hanno preso delle…
…PRECAUZIONI…
…se non sei certa che il tuo compagno non voglia un figlio da te, forse
1) è meglio che ti fai prescrivere il prima possibile la pillola, se non riesci a fare a meno di far sesso con lui;
2) è meglio che tu non faccia proprio sesso con lui, e che trovi una persona più responsabile di lui;
3) è meglio che consideri che, se non segui i punti 1 e 2, vuol dire che accetti il rischio di avere un figlio da una persona che non ne vuole, e che consideri se hai le forze per crescerlo come stai crescendo il figlio che hai già.
Ripeto, parlo solo per esperienza diretta.
(#) Quello che disse flavia amabile
Domenica 16 Marzo 2008 alle 20:05
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caro massimo,
e se prendi la pillola e un antibiotico preso per una banale influenza te ne neutralizza gli effetti?
in che categoria inserisci questa variabile non troppo eventuale?
(#) Quello che disse Massimo Petrossi
Domenica 16 Marzo 2008 alle 20:16
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Se prendi la pillola e un antibiotico preso per una banale influenza te ne neutralizza gli effetti, lo sai…
PRIMA!
La categoria è la medesima, se io compio un reato e poi dico “eh, ma non lo sapevo mica” non è che non l’ho compiuto, la Legge non ammette ignoranza.
E allora perché la responsabilità individuale dovrebbe?
A me pare che certe opinioni puntino molto a dire “tanti diritti, nessun dovere”, quando uno dei primi doveri è pensare a se stessi.
E questo vuol dire prendere le precauzioni necessarie.
Altrimenti, scusa, è come inalberarsi per un operaio morto cadendo dalla gru, che non ha allacciato il gancio di sicurezza perché stava scomodo!
E’ lo stesso discorso (e ho esperienza anche in quel campo), chi non ha testa abbia gambe ma preferirei che tutto il parlare di prevenzione serva a PREVENIRE più che curare.
Se ci facciamo soverchiare dalle pulsioni, la razionalità, l’intelletto a che ci serve? E’ bello abbandonarsi all’impulso emotivo, ma non tutto ciò che è bello giova.
Mi pare quasi strano dover parlare di morale, ma alla fine questo è: se la mia morale è faccio quel che voglio, quando voglio, come voglio e senza pagarne le conseguenze, anzi magari facendo pagare qualcun altro</, beh, mi pare una morale molto infantile, adolescenziale al limite. Non è colpa mia…
E comunque cadiamo nei meandri delle situazioni superparticolari, come allergie, malattie varie, interferenze ormonali (pare incredibile, ma ne so anche di questo)…
So che posso scatenare un putiferio, ma esiste anche l’astinenza, se uno non è sicuro di voler mettere al mondo figli.
(#) Quello che disse flavia amabile
Domenica 16 Marzo 2008 alle 20:20
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massimo,
è cpsì, cadiamo nei meandri delle situazioni superparticolari
ogni donna quando sceglie di abortire ha una sua storia superparticolare perchè è la sua storia, soltanto la sua, che le fa ritenere più giusto per sé, e quindi anche per gli altri, non andare avanti nella gravidanza
(#) Quello che disse Massimo Petrossi
Domenica 16 Marzo 2008 alle 20:32
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ARGH!
Scusa l’esordio brutale, ma stiamo parlando della stessa cosa?
Fino ad oggi, per creare le condizioni di una interruzione volontaria di gravidanza era necessaria obbligatoriamente la collaborazione di gameti maschili e femminili, quindi di un uomo e una donna che mediante azione copulatoria fondessero i propri patrimoni genetici per formare un nuovo essere, che avesse metà cromosomi del padre e metà della madre.
Quindi fin qui la cosa non è mai stata solo della donna, semmai ammetto le colpe della parte maschile dell’umanità che non si prende la sua parte di carico per crescere la progenie.
Adesso le cose sono diverse. C’è la partenogenesi. Bene, se una donna vorrà abortire da partenogenesi, allora sarà solo problema suo, sarà lei a volere un figlio, sarà lei a eliminarlo.
Ma se una donna è sola a dover decidere… perché è sola?
Questo dico, so benissimo che le situazioni sono ognuna caso a sé.
Dico solo che continuo a non capire perché le donne si trovino nella condizione di decidere da sole, DOPO.
E’ come se la tanto decantata e vantata (e forse anche effettiva) superiorità delle donne sugli uomini venisse a mancare: improvvisamente una donna intelligente diventa stupida e si fa mettere incinta?
Per quanto uomo, mi offendo se mi volete far credere una cosa del genere.
(#) Quello che disse Viscontessa
Domenica 16 Marzo 2008 alle 21:40
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Massimo proviamo ad osservare la situazione da un altro punto vista. Proviamo per esempio, invece di parlare sempre e solo di donne e di definirle assassine e di parlare delle loro responsabilità, a difendere il diritto alla vita cercando di responsabilizzare, di far sentire dei vigliacchi, degli imputati in concorso di omicidio gli uomini, quegli stessi uomini che intervengono solo ed esclusivamente per richiamare le donne al loro senso di responsabilità senza mai prendersi le proprie. Vogliamo portare avanti una politica di tutela della vita e vogliamo farlo sostenendo che il feto ha priorità sui desideri della donna? Bene, perfetto, ci sto ma allora ad ognuno il suo, alle donne il compito di far da contenitori e agli uomini quello, e senza sconti, di occuparsi del figlio. Per ogni bambino concepito c’è una madre ma c’è un padre le cui responsabilità devono essere accertate subito e senza sconti. Staniamo questo padri, rendiamo possibile l’esame del DNA del feto in maniera rapida, gratuita e facile per chiunque, obblighiamolo non solo a mantenere il figlio, ma ad occuparsi di lui in egual misura della madre che abbiamo costretto a diventare tale, applichiamo sanzioni penali per quei padri che si rifiutano di fare il loro dovere e consideriamoli responsabili moralmente almeno quanto le donne, per la mancata contraccezione. E poi tuteliamo la maternità, ma facciamolo veramente, il mondo del lavoro è in mano agli uomini, sono degli uomini i posti di comando e sono loro quindi i primi responsabili della ulteriore discriminazione che le donne incinta devono subire sul lavoro. E allora avanti con leggi e pene severissime per chi discrimina le donne incinta a maggior ragione se single e con situazioni economiche e familiari difficili. Ti sembrano queste idee campate in aria? Eppure non richiedono neanche grossi e insostenibili sforzi economici delle istituzioni costrette con progetti come quello illustrato da Flavia a pagare per le “cazzate” degli uomini. Perchè voi, cazzo, dove siete oltre che sul podio a pontificare su ciò che noi dobbiamo o non dobbiamo fare? Se mangio un barattolo di Nutella mi viene un brufolo, ma un bambino non si concepisce con un barattolo di Nutella ma grazie al contributo e sostanziale di un altro essere umano contro cui nessuno fino adesso ha alzato un dito accusatore. Ma facciamola finita per favore di parlare della maternità come se fosse una cosa che non vi riguarda e dell’aborto come se invece fosse preciso dovere intervenire. O dentro o fuori.
(#) Quello che disse granellodisabbia
Domenica 16 Marzo 2008 alle 22:38
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Ammetti la colpa del maschio di non essersi preso le sue responsabilità nell’allevare la progenie?Scusa,e nel generarla?O forse tu pensi che sia solo responsabilità della donna?Se così,scusa la brutalità,statevene completamente fuori che è meglio…
(#) Quello che disse Massimo Petrossi
Domenica 16 Marzo 2008 alle 23:15
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@ Viscontessa:
Hai esattamente tradotto il mio pensiero. Quand’è che si comincia?
Sono favorevolissimo all’esame del DNA sul neonato, ovviamente il mio discorso considerava la pillola perché è una cosa che la donna decide individualmente di assumere - chiaro che l’uomo può (e deve) usare il preservativo se non ha volontà di procreare.
Più che leggi severe per chi discrimina le donne incinte, io vorrei leggi che favoriscano il formarsi di famiglie, in cui i figli possano crescere con la presenza di entrambe le figure fondamentali di riferimento, paterna e materna.
Anzi! Io (in quanto in attesa di mia figlia, da mia moglie) rivendico l’importanza e la necessarietà del mio ruolo di padre! Ma al tempo stesso rivendico l’importanza per mia figlia di avere entrambi i genitori.
@ granellodisabbia:
voglio spiegare meglio l’idea, ero un po’ di fretta perché chiamato a preparare la cena per mia moglie, mi rendo conto di aver sintetizzato la frase in malo modo.
Intendevo scrivere:
[…]ammetto le colpe di quella parte della parte maschile dell’umanità che non si prende la sua parte di carico per crescere la progenie.
Ad ogni modo, con questo intendo dire che non giustifico, anzi condanno i padri che si disinteressano dei figli. Ho un padre che, pur oberato dalla professione medica, quando necessario ha trovato il tempo per noi figli. Certo, è da lui che ho imparato, e ovviamente qualche difettuccio ce l’ha - e io cerco di non prenderlo, se possibile.
Ma averlo comunque presente, vedere che non era a casa - perché lavorava per noi - e riflettere su questo a posteriori, mi ha fatto capire che tipo di padre voglio essere.
Non penso che la responsabilità sia solo della donna, ma nemmeno che la donna sia solo vittima. E non tiratemi adesso fuori casi ultraparticolari, perché allora van considerati caso per caso e non se ne vien fuori.
Penso che l’interruzione volontaria di gravidanza sia un fatto grave, una piaga per la società e un dolore per le donne che sono costrette a ricorrervi. Ma se nessuno muove un dito NONper abolire la 194 ma perché sia applicata appieno, beh, allora o prendiamo il classico atteggiamento statalistico vittimistico e assistenzialistico in cui aspettiamo che tutto cada dall’alto dallo Stato Onnipresente, o ci si rimbocca le maniche, si manda a casa chi non ha voglia di lavorare e ci si mette sotto a costruire un qualcosa di meglio.
E basta col lamentarsi, gridare, litigare, e poi niente che cambia.
